Fattoria ‘Le Mortelle’: la Maremma di Antinori

Uno degli angoli più belli della Maremma Toscana, a pochi chilometri da Castiglione della Pescaia, sulle prime colline che, in posizione dominante, guardano verso la riserva naturale della Diaccia Botrona e, un po’ più in là, il mare con lo sguardo che si perde tra l’Argentario, il Giglio e Montecristo.

Questo è quanto si apre al nostro sguardo all’arrivo alla Fattoria Le Mortelle, favoriti da un tardo pomeriggio senza nuvole della prima metà di Giugno.

Ad accoglierci Valentina al casale che funge da punto d’accoglienza e wine shop, e che subito ci illustra la storia e le bellezze del posto.

Zona inospitale fino alla metà dell’800, quando gli Asburgo Lorena la bonificarono insieme a tutta l’area malarica di Grosseto: in queste terre nacque, proprio per volere di Leopoldo II di Lorena, la grande fattoria della Badiola, con lo scopo di dare sviluppo all’agricoltura e all’allevamento dei bovini.

Proprio nella tenuta della Badiola, Leopoldo II decise di far edificare una delle sue ville, la quale diventò la residenza estiva della sua corte.

Con il passare dei decenni la tenuta è stata smembrata, passando nelle mani di diversi proprietari: nella seconda metà degli anni 90 la Famiglia Antinori acquista una porzione della tenuta, con l’intento di valorizzare al meglio una zona già rinomata per la produzione di vini di qualità, sfruttando al meglio le caratteristiche del terroir e le varietà coltivate.

Nasce così la Fattoria Le Mortelle, che prende il nome dal mirto selvatico, arbusto molto profumato diffuso in queste zone costiere, e richiama l’ inevitabile connubio tra mare e terra che caratterizza tutta la Maremma: la stessa pianta stilizzata è rappresentata nel logo aziendale.

Valentina ci spiega che la fattoria si estende per 270 ettari di cui 160 piantati a vigneto, in prevalenza Cabernet Sauvignon e Sangiovese, anche se non mancano varietà a bacca bianca come Vermentino, Ansonica e Viognier, impiantati più recentemente.

La primaria vocazione della tenuta per la coltivazione della frutta è stata preservata: ad oggi permangono 15 ettari di frutteti, tra pesche, susine, albicocche, pere e mirtilli, rigorosamente a coltivazione biologica; il resto della tenuta, che si allunga su basse colline, è coperto da ulivi e bosco mediterraneo.

Il terreno presenta un medio impasto, sia sabbioso che limoso, con una composizione prevalentemente siliceo-argillosa; zona umida per la presenza di due laghi artificiali, il più grande dei quali si estende per circa 6 ettari.

Il clima prevalentemente asciutto e caldo è mitigato in estate dalle brezze marine; scarse le precipitazioni, mitigate dalla presenza del lago all’interno della tenuta e dal vicino padule della Diaccia Botrona, rifugi naturali di anatre, folaghe e molte altre varietà di uccelli.

Valentina ci invita a dirigerci verso il piccolo poggio posto di fronte alla foresteria, su un lato del quale sia apre un ampio accesso con un portale a tutta larghezza in metallo color prugna: solo aprendosi capiamo che quello è l’ingresso principale della cantina, che si dischiude in un grande spazio circolare con al centro un ballatoio, anch’esso circolare, che si affaccia negli spazi sottostanti da cui emergono le teste dei voluminosi tini in acciaio.

Al centro del ballatoio parte un’ampia scala a chiocciola, mentre nella parte opposta l’ingresso trova spazio una zona degustazione illuminata da una grande vetrata: da qui una incantevole vista sulle colline della tenuta, elegantemente disegnate dai filari.

Solo da lì ci rendiamo conto che la cantina delle Mortelle si trova interrata nella collina che domina la tenuta e, quasi ascosta, azzera completamente l’impatto ambientale: la sua struttura a forma cilindrica si distribuisce su tre livelli consentendo di effettuare il ciclo produttivo “per caduta”, cioè seguendo il percorso dall’alto verso il basso.

Infatti, la parte più alta consente il ricevimento delle uve e la loro prima lavorazione, nella parte intermedia sono posizionati gli enormi contenitori d’acciaio che presiedono i processi di vinificazione, mentre il piano interrato è riservato all’invecchiamento in legno, sfruttando la naturale termoregolazione delle rocce che sono presenti in profondità.

Non rimane che ammirare questo splendido connubio tra tecnologia, architettura e metodo di lavorazione che, man mano che si scende lascia incantati, fino ad arrivare in quella sorta di santuario che è la barriccaia, con i legni disposti uno accanto all’altro in file circolari, circondati dalla roccia viva.

Una cantina, come ci spiega Valentina, dalle grosse potenzialità, che a pieno ritmo potrebbe produrre due milioni di bottiglie l’anno, ma che, per il momento, si limita ad una produzione di circa 250.000 bottiglie.

Torniamo al piano d’ingresso della cantina e usciamo dirigendoci di nuovo al casale che, recentemente restaurato, accoglie i visitatori con un perfetto stile toscano, sia negli esterni che all’interno, dove si trova il wine shop e un’ampia sala degustazione.

Vista la giornata ci fanno accomodare nella veranda e, in breve, ci portano dei crostini misti toscani, affettati e una scelta di formaggi che accompagneranno la degustazione: non manca un bel cestino di frutta frasca biologica, tra cui pesche tabacchiere e mirtilli.

Iniziamo con il bianco Vivia 2010, un DOC Maremma Toscana, 50% Vermentino, 40% Viognier, 10% Ansonica: il mosto ottenuto da pressatura soffice viene raffreddato ad una temperatura di 10°C per circa 24 e poi essere travasato in serbatoi di acciaio inox dove ha svolge la fermentazione alcolica ad una temperatura di 16°C. Un breve affinamento sui lieviti ha concluso le operazioni di vinificazione.

Di colore giallo paglierino luminoso con lievi riflessi verdognoli, ha un profumo ricco e complesso, con note fruttate che richiamano la pesca gialla e il cedro, oltre a sentori floreali e di erbe aromatiche. Al palato si presenta sapido, molto minerale, ampio e con notevole persistenza gustativa.

Ci sorprende un po’ il secondo vino in degustazione, il Rosato 2013, IGT Toscana, prodotto con uvaggi Syrah al 100%.

Al naso appare subito complesso e intenso, con profumi di frutta rossa, gialla tropicale e frutta secca; al gusto è caldo, morbido, fresco e poco tannico, con una certa sapidità, ottimo per la sua armonia e equilibrio.

La degustazione dei rossi inizia con il Botrosecco  2011, DOC Maremma Toscana con uvaggio di 60% Cabernet Sauvignon, 40% Cabernet Franc: la lavorazione prevede il raffreddamento del mosto in serbatoi di acciaio inox e raffreddato a 8‐10°C durante i primi 4‐5 giorni, mentre la fermentazione alcolica si svolge a 25° centigradi per 15 giorni, e successivo passagio in acciaio dove rimane fino al termine dell’anno; successivo passaggo in barrique, per 12 mesi e ulteriore affinamento in bottiglia.

Rosso rubino con lievi riflessi granati, all’olfatto intenso profumo di menta si accompagna a note più dolci di piccoli frutti rossi maturi e spezie. Il gusto è sapido, morbido, intenso, con retrogusto fruttato.

Il secondo rosso in degustazione rappresenta il vino di punta della cantina, il Poggio alle Nane 2009, Maremma Toscana I.G.T., 60% Cabernet Franc, 40% Cabernet Sauvignon. Con uve selezionate a mano in vigneto, appena lavorate sono trasferite in serbatoi di acciaio inox e raffreddate a 8-10°C e macerato a freddo per i primi 4-5 giorni; macerazione di circa 20 giorni, alla svinatura passaggio in barrique nuove per 14 mesi, e ulteriore passaggio in bottiglia per ulteriori 10 mesi.

Note olfattive complesse e gradevoli: profumi di prugna e frutta secca, aromi di tabacco, cioccolato e liquirizia. Al palato è elegante, ricco di tannini dolci e morbidi, sapido e persistente allo stesso tempo.

Il sole che cala verso il mare consente di godere al massimo della quiete della campagna: proprio questa veduta fa comprendere come l’esperienza vitivinicola maturata nei secoli della Famiglia Antinori abbia reso possibile la scelta di quel posto, la ristrutturazione dell’azienda con l’impianto di nuovi vigneti, la creazione di una cantina veramente particolare.

Ma l’aspetto più innovativo è rappresentato dall’uso di vitigni in gran parte non autoctoni, che fa capire come alla base di tutto ci sia un’estrema ricerca della novità, con la proposta di prodotti originali, seppure di estrema qualità: scelte che solo con l’esperienza di oltre seicento anni degli Antinori si poteva fare!