Cantina Roberto Mazzi: storia e qualità in Valpolicella

Siamo a Negrar, uno dei cinque comuni della Valpolicella classica, quella storica dove ha avuto inizio la produzione del Valpolicella e dell’Amarone.

Che la viticoltura è l’attività che caratterizza questi luoghi, te ne accorgi subito perché il più piccolo appezzamento di terra su queste colline è coltivato a vigna.

L’arrivo è previsto nella corte dell’antica casa di campagna, che poi è l’ingresso al vigneto denominato Poiega: dal vecchio portale a volta si accede a un ampio cortile, con il casale che si staglia sulla sinistra mentre, entrando, ti trovi di fronte i lunghi filari che declinano dolcemente sulla collina.

In mezzo ai filari il profumo secco e dolciastro della vigna dopo una giornata di sole, mentre lo sguardo scopre una bellissima vista sulla Valpolicella, fino a scorgere più in basso la città di Verona.

Il tempo di lasciare i bagagli, perché è qua che abbiamo l’alloggio per la notte, nelle camere che sono state ricavate nel cascinale, grazie e un recente restauro che ha saputo preservare le caratteristiche del casale di campagna.

Un breve tratto di strada ci porta alla cantina: anche qui, superato un cancello, si entra in un ampio cortile su cui si affacciano fabbricati dall’aspetto vissuto, ma comunque ben conservati e molto ordinati.

Ad attenderci sul piazzale Stefano, uno dei due fratelli Mazzi che attualmente si dedicano alla conduzione dell’azienda vitivinicola di famiglia.

La visita ha inizio proprio nel cortile, dove ci viene mostrato per primo il mulino ad acqua, un struttura che risale al 1500, attualmente ristrutturato ed adibito a museo dell’arte molitoria.

Stefano ci spiega che il mulino rappresenta le origini della famiglia Mazzi: infatti quella di mugnai costituiva l’attività degli antenati, che a quel tempo si chiamavano Dall’Ora, in considerazione del fatto che nei secoli passati la coltivazione preminente in quelle zone era frumento e mais.

L’introduzione della coltivazione della vite si è avuta successivamente, a cavallo tra ‘800 e ‘900, quando la prozia Angelina Dall’Ora decise di abbinare all’attività molitoria quella di vinificazione delle uve.

Sempre la prozia decise di avviare agli studi in Agraria il nipote più giovane Gaetano che iniziò subito a mettere in pratica gli insegnamenti, apportando modifiche importanti alle attività in vigna, contribuendo ad avere un prodotto di qualità migliore.

Successivamente, intorno agli anni ’40 del secolo scorso, il vino veniva venduto sfuso sul mercato vinicolo della Lombardia: in breve tempo la produzione dei vini classici della zona divenne l’unica attività dell’azienda.

In seguito la proprietà è stata ereditata da Gesuina Dall’ Ora, la madre di Roberto Mazzi: quest’ultimo, terminati gli studi in Agraria agli inizi degli anni sessanta del ‘900, inizia l’attività d’imbottigliamento con l’allora etichetta di famiglia ‘Sanpetretto’; a quell’epoca i prodotti prendevano il nome dalla zona di produzione, Calcarole, Castel, Poiega e Villa.

La conduzione dell’azienda vitivinicola di famiglia è passata negli ultimi anni in mano ai figli Stefano e Antonio: oltre sette ettari dedicati alla produzione di Valpolicella Classico Superiore, Amarone e Recioto della Valpolicella Classico.

Mentre Stefano prosegue nel racconto, scendiamo nelle cantine d’invecchiamento in un ambiente sicuramente vissuto, dove ordinatamente le piccole botti sono sistemate a riposare: due sale contigue, di cui una più antica del ‘700 con i soffitti a volta e un’altra scavata recentemente, entrambi a diretta adiacenza della casa padronale, da cui si accede con una scala interna.

Nel mostrare la foto della prozia Angelina e dello zio Gaetano esposte in cantina, Stefano ci racconta qualche aneddoto della storia di famiglia, come quello che vede protagonista proprio lo zio in quella che si potrebbe definire la ‘Leggenda dell’Amarone’.

Si narra, infatti, che nel periodo in cui Gaetano Dall’Ora era Presidente della Cantina Sociale della Valpolicella, accadde l’episodio che rese leggendaria la nascita dell’Amarone: nel 1936 si trovava insieme al mezzadro capo cantina Adelino Lucchese che, mentre spillava del Recioto che era stato dimenticato in un fusto di fermentazione, assaggiandolo esclamò con entusiasmo “Questo è un amarone!”

Gaetano assaggiando anche lui il vino, non poté che confermare; così dal timore di dover buttare un intero fusto di vino inacidito, si passò alla piacevole scoperta di un vino secco, di corpo e alcolico, grazie alla fermentazione degli zuccheri del classico vino dolce della Valpolicella: così l’Amarone, figlio inatteso e sbagliato del Recioto, fin da subito fu etichettato con quel nome che l’ha consacrato nei decenni successivi tra i migliori vini italiani.

Questi aneddoti confermano come la Famiglia Mazzi sia veramente calata nella storia della Valpolicella e dei suoi vini e come, nonostante il trascorrere delle generazioni, rimane intatta la passione per questa terra, le sue tradizioni e i suoi prodotti.

E la stessa atmosfera si respira passando dalla cantina alla sala dove i Mazzi accolgono i loro commensali: un ampio ambiente austero e semplice allo stesso tempo, con i pratici arredi della casa di campagna, dove le travi in legno e i gli antichi camini fanno comprendere quanta storia e quante persone siano passate per quel luogo.

La cena ha inizio con un antipasto con tipici affettati della zona, tra cui spicca la ‘sopressa veronese’, la caratteristica polenta e le verdure sott’olio, il tutto accompagnato da pane alla cipolla, sesamo e rosmarino fatto in casa e egregiamente condito con l’olio extravergine di oliva prodotto in azienda.

E’ Antonio, il fratello di Stefano, a proporci e illustrarci il primo vino: il Valpolicella Classico Superiore “Sanperetto” 2012, prodotto con i classici uvaggi della zona a base di Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara.

Fermentazione in serbatoi inox, follatura quotidiana per circa 7 giorni con successiva fermentazione malolattica; affinamento in botti di rovere di media grandezza per circa 12 mesi.
Rosso rubino, profumi di frutto a bacca rossa (ciliegia), viola e pepe; al gusto è rotondo, di lieve acidità, leggermente amaro.

 

Sarà l’ambiente semplice ma confortevole, il lasciarsi andare alla familiarità del posto, o forse il buon vino, che il breve tempo che passa in attesa del primo piatto ci coglie in pieno relax: così arriva un invitante doppio primo a base del classico risotto all’amarone e radicchio rosso, accompagnato da tagliolini al ragù con fegatini.

Al contempo Antonio ci propone il secondo vino in degustazione, il Valpolicella Classico Superiore “Poiega” 2011, con gli stessi uvaggi che provengono dall’omonimo vigneto ma che sono lavorati a metà novembre; la metodica di fermentazione è la stessa, mentre l’affinamento avviene in barrique di secondo passaggio per 18 mesi, a cui segue quello 6 in bottiglia per sei mesi: un bel rosso rubino intenso, gradevoli profumi di ciliegia e prugna matura; gusto equilibrato, pieno e persistente.

Sarà l’ambiente semplice ma confortevole, il lasciarsi andare alla familiarità del posto, o forse il buon vino, che il breve tempo che passa in attesa del primo piatto ci coglie in pieno relax: così arriva un invitante doppio primo a base del classico risotto all’amarone e radicchio rosso, accompagnato da tagliolini al ragù con fegatini.

Al contempo Antonio ci propone il secondo vino in degustazione, il Valpolicella Classico Superiore “Poiega” 2011, con gli stessi uvaggi che provengono dall’omonimo vigneto ma che sono lavorati a metà novembre; la metodica di fermentazione è la stessa, mentre l’affinamento avviene in barrique di secondo passaggio per 18 mesi, a cui segue quello 6 in bottiglia per sei mesi. Un bel rosso rubino intenso, gradevoli profumi di ciliegia e prugna matura; gusto equilibrato, pieno e persistente..

La seconda portata non smentisce la cucina: un ottimo stufato di manzo marinato all’ amarone, accompagnato da polenta e verdure grigliate.

Con il secondo arriva l’atteso Amarone della Valpolicella “Castel” 2008, il pezzo forte della produzione, circa 3.000 bottiglie prodotte all’anno con gli uvaggi classici della zona, provenienti dalla omonimo cru.

Fermentazione a temperatura controllata in acciaio, leggera rottura giornaliera del cappello di vinacce; invecchiamento in legno per 30 mesi più ulteriori 12 di affinamento in bottiglia.

L’appassimento delle uve avviene col metodo naturale in cassette e graticci posti in locali molto aerati, con periodico controllo della qualità delle uve; la pigiatura, secondo l’annata, può variare da metà dicembre o inizio gennaio: la gradazione alcolica è di 15,5% vol.

D’intenso colore rosso rubino, all’olfatto prevalgono profumi di confettura e fiori secchi, con note di tabacco e cioccolato; al gusto elegante e vellutato, tannico ed equilibrato.

E’ la simpatica mamma Fiorella a servirci il dessert: una tris di torte fatte in casa che ci consentono di assaggiare l’altro classico di casa Mazzi, il Recioto della Valpolicella Classico DOC, Le Calcarole 2009.

Già il profumo coinvolge, con aromi di confettura di ciliegie, viole, prugne e note di cacao e spezie; il gusto non è da meno per i suoi tannini morbidi, una buona freschezza e sapidità, ottima persistenza.

A fine cena abbiamo il piacere d’incontrare il ‘patriarca’ Roberto, uomo affabile e schietto: dalle poche parole si comprende sia il forte legame per la propria terra, sia la massima dedizione nel lavorare i suoi frutti, tanto da ottenere degli ottimi prodotti, in cui è inconfondibile l’attenzione artigianale.

La serata si conclude con un caloroso saluto alla famiglia Mazzi; ci attende la camera nel casale immerso nel silenzio del vigneto Poiega: prima di salire una breve sosta nel cortile ad ammirare il cielo stellato di una sera calda e chiara di inizio luglio, con le scintillanti luci di Verona che completano all’orizzonte la scenografia.