DOC Maremma Toscana

La Maremma ha avuto da sempre una vocazione per la produzione vitivinicola e la storia ce lo conferma: infatti, la vite veniva coltivata già nelle principali città etrusche di Vetulonia e Sovana.

Successivamente, con la dominazione romana fioriscono le ville patrizie, come a Marsiliana e a Settefinestre, particolarmente dedite alla viticoltura; palmenti per la pigiatura delle uve scavati nel granito risalenti ai periodi etruschi e romani, si possono tutt’oggi ammirare nelle campagne dell’Isola del Giglio.

Nel vasto territorio della provincia di Grosseto insistono ben 9 tra DOCG e DOC già da diverso tempo: basti pensare che una delle prime DOC riconosciute in Italia è stata quella del Bianco di Pitigliano, ormai nel lontano 1966.

Proprio perché il territorio è vasto e variegato, la produzione del vino presenta peculiarità e differenziazioni da zona e zona, e le molteplici denominazioni stanno a certificare questi aspetti; le stesse condizioni pedoclimatiche variano andando dal nord delle Colline Metallifere al sud della costa di Capalbio, o dall’interno delle zone del Tufo all’Isola del Giglio.

La necessità di ricondurre ad un unico brand la produzione vitivinicola maremmana si è fatta strada negli ultimi anni, fino a materializzarsi con la definizione della DOC Maremma Toscana nel 2011.

Nei numeri questa denominazione comprende un’area di 4.500 chilometri quadrati, cioè l’intera provincia di Grosseto, praticamente poco meno di un quinto dell’intero territorio della Toscana, una superficie sovrapponibile a quella del Molise.

La superficie di ettari vitati è di circa 8.750 ettari, che corrisponde a un ottavo circa degli ettari vitati complessivi della regione, e che pone questa zona di produzione tra le prime quattro in Toscana, dietro a Chianti, Chianti Classico e Brunello.

Come previsto dal disciplinare, le tipologie di vino prodotte possono essere bianco, rosato e rosso, passando dai vini fermi agli spumanti, dai passiti al vin santo, dal novello alle vendemmie tardive.

Entrando nello specifico delle varie tipologie, il vino bianco prevede l’utilizzo di trebbiano toscano e/o vermentino per un minimo del 40%; per il restante 60% è previsto l’utilizzo di uve non aromatiche a bacca bianca idonee alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana.

Sempre per i bianchi sono previsti vini con menzione prodotti da Ansonica, Chardonnay, Trebbiano, Sauvignon, Vermentino e Viognier per un minimo dell’85%; è possibile la versione spumante, sia Metodo Classico che Martinotti, esclusivamente per i bianchi con menzione da Ansonica e Vermentino.

La produzione del vino rosato consente l’utilizzo minimo del 40% di sangiovese e/o ciliegiolo, mentre per il restante 60% si possono utilizzare le uve a bacca rossa idonee alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana.

Nella produzione del vino rosso, dove sono previste le tipologie anche di passito e novello, è indispensabile l’utilizzo minimo del 40% di sangiovese; per il restante 60% si possono utilizzare le uve a bacca rossa idonee alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana.

Anche nel caso dei rossi sono consentiti vini con menzione del vitigno prodotti con Alicante, Cabernet (Sauvignon e/o Franc), Cabernet Sauvignon, Canaiolo, Ciliegiolo, Merlot, Sangiovese e Syrah per un minimo dell’85%.

Per la tipologia Vin Santo è previsto l’utilizzo di 100% trebbiano toscano e/o malvasia, ma possono essere utilizzate fino ad un massimo del 60% uve a bacca bianca idonee alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana; l’affinamento minimo previsto è di 28 mesi.

Il passito con menzione del vitigno può essere prodotto con l’utilizzo di uve Ansonica, Vermentino, Chardonnay, Sauvignon, Ciliegiolo, Cabernet (Franc e/o Sauvignon), Cabernet Sauvignon e Sangiovese per un minimo dell’85%; il titolo alcolometrico minimo previsto è del 15.5%, di cui almeno 12% svolto, mentre l’affinamento è di almeno di 11 mesi.

È autorizzata anche la produzione di vini da vendemmia tardiva con menzione del vitigno per Ansonica, Chardonnay, Sauvignon, Trebbiano, Vermentino e Viognier con un minimo dell’85%; il titolo alcolometrico minimo è del 15%, l’affinamento deve essere almeno di 8 mesi.

Dopo tre anni dall’istituzione della DOC Maremma Toscana, nel 2014 nasce il Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, con lo scopo di tutelare il marchio e promuovere la qualità dei vini; oggi al Consorzio aderiscono 310 Aziende vitivinicole, di queste circa 90 vinificano e imbottigliano in proprio.

Negli ultimi 5 anni la produzione nell’ambito della DOC Maremma Toscana è stata in progressivo aumento, attestandosi attualmente intorno ai sei milioni di bottiglie annue; l’obiettivo dei prossimi anni è quello di sforare i dieci milioni di bottiglie prodotte.

Da un punto di vista qualitativo la produzione, in base al disciplinare previsto, consente al territorio di sviluppare tutte le sue potenzialità, dando spazio sia alla produzione di varietà tipiche che ai vitigni internazionali, che in questa terra possono offrire vini di tipicità interessante.

Così il vitigno bianco che si può definire autoctono per antonomasia per la Maremma, l’ansonica, può offrire il meglio di sé non solo nella versione ferma, ma anche in quella a vendemmia tardiva, il passito e addirittura con la spumantizzazione.

L’altro vitigno bianco che ha trovato nella Maremma la sua seconda patria è il vermentino, dove ha potuto sviluppare delle caratteristiche degustative più immediate rispetto alla terra di origine, la Sardegna; negli ultimi anni la sua produzione è nettamente aumentata, offrendo delle peculiarità che variano a seconda della zona di produzione o in relazione alla tipologia di vinificazione, alcune della quali ne consentono una caratterizzazione attraente, come quella in anfora.


Per quanto riguarda i vini rossi, la possibilità offerta dal disciplinare dei vini di menzione, consente di valutare l’ottima espressività del sangiovese nelle zone collinari più fresche, mentre è il ciliegiolo a contendere lo scettro dei rossi, trovando anch’esso nella Maremma una espressività molto intrigante.

Forse un limite del disciplinare è rappresentato dall’obbligato utilizzo del sangiovese nei blend: questo può sembrare un eccessivo freno alla possibilità di utilizzare tagli di uvaggi internazionali che trovano nella Maremma un ottimo terroir, con aziende che producono vini di espressione e carattere, incontrando il favore del pubblico.

Non dimentichiamo che in condizioni pedoclimatiche simili, neanche a cento chilometri più a nord, a Bolgheri, questi blend internazionali hanno fatto la fortuna del territorio.