Clos de Vougeot: il cuore secolare della Borgogna

La terminologia enologica francese indica come ‘clos’ un vigneto ben delimitato e recintato da un muro, una prassi vitivinicola molto diffusa in Francia, che trova una particolare diffusione in Champagne e in Borgogna.

L’origine storica dei clos è da ricercarsi principalmente nell’intento di proteggere la vigna da atti vandalici e dai furti, anche se nel tempo la protezione del muro serviva a delimitare una zona con un particolare terroir.

Il Clos de Vougeot, nella Côte de Nuits in Borgogna rappresenta un esempio unico di clos sia per estensione che per qualità: si tratta di un appezzamento di 50,591 ettari tutti vocati a Grand Cru esclusivamente rosso, con la denominazione AOC Clos de Vougeot, il Grand Cru più esteso della Côte de Nuits.

La storia del clos inizia nel XII secolo ad opera dei Monaci Cistercensi dell’Abbazia di Citeaux che, tra acquisti e donazioni, ne fecero un vigneto di pregio che riuscirono a delimitare da un muro già nella prima metà del 1300, mentre intorno al 1550 fu terminata la costruzione dello Chateu all’interno del muro perimetrale.

Occorre specificare che l’opera dei Monaci Cistercensi andò oltre all’intento di diffondere la coltura della vite: essi svilupparono una vera e propria ricerca in campo vitivinicolo ed enologico i cui influssi si trasmisero in tutta la Borgogna, facendola diventare quello che oggi è.

Con la Rivoluzione Francese tutti i beni della chiesa furono confiscati dallo stato e venduti a privati: stessa sorte subì il Clos che fu frazionato e venduto all’asta e, solo nel 1818, sia il castello che i vigneti, ritornarono ad un unico proprietario il nobile Julien-Jules Ouvrard  rimanendo come ‘monopole’ nella stessa famiglia fino al 1889; in quell’anno fu messo in vendita ed acquistato da sei diversi commercianti di vino della Borgogna.

Nei decenni successivi il clos si è ulteriormente frazionato per cessioni ed eredità, fino a contare oggi 82 diversi proprietari.

Il Clos de Vougeot ha una forma approssimativamente rettangolare ed assume un andamento declive da ovest a est : questa caratteristica conferisce al terreno delle differenze geologiche che si possono ricondurre grossomodo a tre diverse aree:

– La zona che circonda il castello nella porzione a ovest poggiano su calcare oolitico e sono caratterizzati da detriti ghiaiosi, pertanto molto drenanti, favorendo una produzione di ottimo livello con maggiore finezza e complessità;

– I terreni della zona centrale poggiano su calcare più morbido e presentano in superficie argilla e ghiaia con conseguente drenaggio più contenuto, pertanto il prodotto presenta una buona sintesi tra eleganza e potenza;

– La parte inferiore, quella che costeggia la RN74, presenta una elevata quantità di argilla alluvionale ricca di humus e, per la scarsa pendenza, ha uno scarso drenaggio: i vini espressi sono più robusti e meno complessi.

A rendere più unico il posto la presenza dell’omonimo Chateau, la cui costruzione è stata iniziata nel XII secolo dai monaci di Citeaux: l’attuale struttura architettonica ricalca strettamente quella della metà del ‘500, quando gli stessi monaci portarono a termina la sua costruzione.

Con la Rivoluzione Francese in castello cade in abbandono fino a quando nel 1889, uno degli acquirenti del vigneto, Léonce Bocquet, acquista anche il castello e ne inizia i lavori di ristrutturazione di una parte: purtroppo sia per l’imponenza dei lavori sia per il fatto che lo stesso Bocquet non rimpiazzò le vigne distrutte dalla fillossera, portarono alla bancarotta il proprietario e, alla sua morte, il castello fu ceduto dai suoi eredi.

Così nel 1920 lo Chateau viene acquistato con una parte di vigneti da Etienne Camuzet, uomo politico, che riprese i lavori di sistemazione e lo mise a disposizione del Confrerie des Chevaliers du Tastevin, associazione di appassionati impegnata a mantenere alto il livello dei grandi vini di Francia, in particolare quelli della Borgogna.

Il 29 novembre 1944 venne comprato dall’organizzazione Société civile des Amis du Château du Clos de Vougeot, che lo ha concesso in locazione per 99 anni alla Confrérie des Chevaliers du Tastevin: ad oggi è la sede degli incontri ufficiali dell’associazione.

Oggi lo Chateau presenta delle suggestioni uniche nel riproporre le vestigia del passato legate alla produzione del vino: dall’ampia Corte d’Onore che accoglie il visitatore, alle ampie antiche cantine che oggi accolgono il salone degli incontri conviviali dei Chevaliers du Tastevin, fino alla ‘cuverie’che raccoglie gli strumenti della vinificazione e della conservazione del vino, comprese delle grosse presse, la più antica risalente al 1477.

La produzione media annuale complessiva degli oltre ottanta proprietari del Clos de Vougeot è di circa 220.000 bottiglie; tra le caratteristiche peculiari deI Grand Cru prodotto è quella di presentarsi con un naso decisamente fruttato, dove prevale inizialmente il cassis e la mora, per poi sfumare in cioccolato, liquirizia e caffè, mentre il gusto è da subito deciso e persistente.

Abbiamo avuto il piacere di degustare il Clos De Vougeot Grand Cru 2012 – Domaine Faiveley, ovviamente un pinot noir 100%, 13% di grado alcolico.

La cantina Domaine Faiveley è stata fondata nel 1825, da allora gestita dalla stessa famiglia ormai da sette generazioni; rappresenta una delle cantine più importanti della Borgogna, possedendo molti ettari di vigne nei migliori Crus, tra cui 10 ettari di Grand Crus, i 25 di Premier Crus e 3 monopoli.

I Faiveley possiedono 3 parcelle del Clos De Vougeot, un appezzamento nella parte alta della collina e altri due più in basso: le uve prodotte nel primo apportano freschezza ed eleganza mentre negli altri due si caratterizzano per corpo e note fruttate.

Dal colore rosso rubino intenso, all’olfatto rivela fragranza intensa floreale e fruttata, dominata da sottobosco rosso e nero, per poi svolgersi in spezie e humus con una nota minerale decisa; in bocca si presenta con un corpo pieno, con tannini superbi ed eleganti, riproponendo il cassis, la mora, ma anche un delicato pepe e cacao: perfetto equilibrio ed armonia che si mantengono a lungo.

Un vino, comunque, che necessita di una ulteriore maturazione in vetro per dare il meglio di sé.