Trattoria ‘Al Pompiere’: la memoria gastronomica di Verona con stile e gusto

Passeggiare per il centro storico di Verona, perdersi tra le vie e imbattersi in vestigia storiche di epoche diverse, ammirare palazzi che esprimono il potere di altri tempi, ma anche scoprire negozi di gusto, è sempre stato molto appagante per il visitatore di questa città.

A pochi passi da Piazza delle Erbe, quello che si potrebbe definire il salotto di Verona, procedendo per Via Cappello e prima di arrivare alla casa di Giulietta, sulla destra si trova Vicolo Regina d’Ungheria che porta alla trattoria ‘Al Pompiere’.

Non è stato semplice trovare un tavolo e, nonostante avessimo telefonato qualche giorno in anticipo, ci siamo dovuti accontentare di un orario a inizio serata e, quando siamo arrivati al locale abbiamo capito il perché della difficoltà a prenotare: oltre al buon nome, il locale non è molto grande.

Un ambiente molto curato, arredato con uno stile che mette in contrasto il tovagliato a quadri grossi di colore verde con la moltitudine di fotografie che tappezzano le pareti, tutte in bianco e nero che raffigurano personaggi noti: tutto, comunque, molto di gusto.

L’affabilità e la gentilezza del personale ci accolgono al momento dell’ingresso nel locale e ci accompagnano al tavolo, modi che consentono di farci sentire subito a nostro agio, nel rispetto della massima discrezione.

Al ritorno del cameriere per prendere la comanda è inevitabile domandargli il perché del nome della trattoria: così veniamo a sapere che il locale è nato come semplice osteria intorno agli anni cinquanta del secolo scorso, avviato da un pompiere in pensione che non gli diede mai un nome.

Pertanto, divenne automatico denominare l’osteria “Al Pompiere”, e tale nome è rimasto.

Nel corso dei decenni il locale ha cambiato vari gestori, ha trovato nuovi spazi, mentre la cucina si è adeguata alle nuove richieste della clientela, anche se i piatti proposti si rifanno alla tradizione culinaria veronese.

Nel 2000 la trattoria è stata completamente rinnovata, assumendo quel tocco di classe che la contraddistingue; da qualche anno la gestione è in mano allo Chef Marco Dandrea, socio titolare unico.

Sempre il cameriere ci fa notare l’angolo della trattoria dove si colloca il banco dei salumi: scaffali dove sono esposti diverse decine di affettati e insaccati, mentre al centro sul tavolo di lavoro troneggia una vermiglia affettatrice, manovrata da quello che si chiama Natalino, il maestro salumiere.

Subito accanto, il banco dei formaggi con decine di prodotti in bella vista: sia i salumi che i formaggi costituiscono una vera attrattiva del locale sia per la qualità che per la varietà, oltre a quello che a noi appare un vezzo gustoso che richiama la tradizione delle osterie di una volta.

Passiamo all’ordinazione dei piatti, facendoci convincere su un antipasto di salumi e rimanendo rigorosamente sulla scelta di pietanze tipiche veronesi; la scelta del vino non può che cadere su un Valpolicella Classico Superiore Astemìa 2011 Campagnola.

Il consiglio sull’antipasto di salumi è stato azzeccatissimo: assaggi di crudi sia locali che San Daniele, due bocconi di lardo, Lessina e Colonnata, salami felino e due fette di spalla di San Secondo; il tutto accompagnato da ottime verdure sott’olio.

I primi piatti scelti si sono rivelati ottimi, sia la classica pasta e fagioli, cremosa e lievemente sapida, sia il risotto all’Amarone, dal gusto fruttato e amarognolo.

Il locale si andava man mano riempiendo, sia nella sala principale che in quella attigua più piccola, con i camerieri che si districavano abilmente tra i tavoli posti molto vicino tra loro; spesso il proprietario, in rigorosa tenuta da chef con tanto di cappellone, si soffermava in sala facendo qualche puntata ai tavoli per salutare gli ospiti: il suo occhio vigile assecondava lo scorrere del lavoro.

Anche i secondi piatti scelti non smentiscono la vocazione del locale per la cucina tradizionale veronese: lo stinco di maiale, di generose proporzioni, tenerissimo, non grasso e quasi dolciastro; il fegato di vitello cucinato alla veneziana, soffice e dal sapore lievemente agrodolce, anche per l’abbinamento con la polenta abbrustolita.

La scelta dei dessert casca sulla focaccia dolce con zabaione al Marsala Superiore, praticamente il sapore e la friabilità del classico pandoro veronese accompagnato da un cremoso, dolce e lievemente alcoolico zabaione, impreziosito da un marsala d’annata; anche l’altro dessert, la zuppa inglese, lascia all’inizio un po’ sorpresi per la forma cilindrica e le scaglie di torrone, ma conquista per l’equilibrato gusto amaro del cioccolato e del delicato pan di Spagna.

Dopo aver fatto i complimenti allo Chef, giunto al nostro tavolo per salutarci, usciamo dal locale un po’ controvoglia, convinti che saremmo potuti rimanere ancora volentieri, ma con la consapevolezza che al prossimo soggiorno nella città scaligera avremmo rifatto sosta Al Pompiere.

La piacevole e gustosa serata si conclude con un pigro gironzolare per il centro storico di Verona.

 

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