Antonio Camillo, ‘the vineyards-hunter’ di Maremma

L’incontro di Antonio Camillo con il vino è stato casuale.

Lascia a metà gli studi in Medicina per motivi di famiglia e, dopo brevi esperienze lavorative, si trova a 28 anni a lavorare come operaio agricolo in una azienda vitivinicola a San Gimignano dove rimane due anni; ma è la seconda esperienza lavorativa, sempre a San Gimignano e questa volta per sei anni, a farlo appassionare ed acquisire le competenze nei lavori in vigna e in cantina.

Il richiamo della Maremma e in particolare dei figli, che nel frattempo erano tornati a vivere a Manciano con la madre, lo porta nel ’99 ad assumere l’incarico di responsabile di cantina presso la Fattoria Le Pupille dove rimane per due anni.

Nel 2001 approda a Poggio Argentiera, dell’allora proprietario Giampaolo Paglia, in qualità di Direttore: un’attività svolta sia in vigna che in cantina con un grande impegno e determinazione, tanto che Antonio partecipa allo sviluppo dell’azienda che quintuplica la produzione nel giro di 5 anni.

Panoramica vigna di Antonio CamilloSicuramente la determinazione e il pragmatismo sono le caratteristiche salienti di Antonio Camillo: caratteristiche che percepisci già nell’osservare il fisico asciutto e tonico, che ritrovi nelle espressioni pertinenti e lineari, che piacevolmente apprezzi nel modo di fare genuino e disponibile; modi di essere e non di sembrare, dove si ammira la vasta competenza della persona che rimane comunque con i piedi per terra.

Ma Antonio ha anche un animo romantico e nel 2006, mentre girava per vigne per motivi di lavoro, arriva per la prima volta a Vallerana Alta nel Comune di Manciano, seguendo alcune indicazioni sulle qualità del ciliegiolo di quella zona: qua vede una vigna di poco più di 2 ettari e ne rimane affascinato.

Panoramica vigneto di Antonio Camillo a Vallerana AltaAntonio già aveva l’aspirazione di mettere mano alla produzione di qualcosa di proprio, ma quel vitigno e quelle vigne di oltre 40 anni lo conquistano e gli fanno scattare la molla che lo porterà a convincere i proprietari, due anziani fratelli, a cederle in affitto dopo circa un anno.

Inizia così una attività concomitante a quella di Direttore di Cantina che porta alla prima vendemmia nel 2007 e alla prima etichetta con la denominazione Antonio Camillo nel 2008, per una produzione che si avvale del supporto tecnico e logistico dell’Azienda Poggio Argentiera.

Corrado e Aristeo alla Cantina di Antonio CamilloC’è da aggiungere che i vigneti di Vallerana Alta continuano ad essere lavorati in maniera tradizionale dai due anziani fratelli Corrado e Aristeo e, proprio per questo, di fatto non hanno mai visto un prodotto di sintesi: immediatamente viene richiesta la conversione in biologico, che ha consentito di ottenere la certificazione di conduzione biologica.

Nel 2014, quando Gianpaolo Paglia decide di vendere Poggio Argentiera, Antonio Camillo si trova di fronte ad una scelta: o continuare a fare il Direttore dell’Azienda o continuare a produrre il proprio vino, in quanto la nuova proprietà non consentiva di proseguire le due attività parallelamente.

La scelta fu quella di continuare la produzione delle proprie etichette e in questa scelta Antonio è seguito da Alessia, che era la responsabile di cantina di Poggio Argentiera: nonostante il progetto iniziale sia stato forzato dagli eventi, potersi dedicare esclusivamente alla produzione del proprio vino appassiona ed appaga di più Antonio Camillo e, in breve tempo, trova ottimo riscontro di mercato.

Vigneto di Antonio Camillo a Vallerana Alta

In questi anni il progetto iniziale si è ampliato nella ricerca e nell’acquisizione di vigneti di qualità da prendere in affitto: la consolidata esperienza trasforma Antonio in una sorta di ‘segugio’ alla ricerca di vecchie vigne dove riscoprire il modo tradizionale di fare vino.

Dopo Vallerana Alta acquisisce in affitto altre vigne limitrofe e nella vicina zona dei Magazzini dove espande l’allevamento di ciliegiolo, oltre a una piccola quota di trebbiano, ansonica e vermentino; a Montarlese, sempre nel comune di Manciano, affitta circa 7 ettari in cui viene coltivato il sangiovese in vigneti di oltre 15 anni.

Una nuova sfida viene avviata nel 2015 a Pitigliano con vigne di trebbiano toscano che qui viene comunemente denominato procanico: circa due ettari  di vigne di circa 70 anni per la produzione della nuova etichetta ‘Procanico’, una rivisitazione tradizionale di trebbiano come è nello stile di Antonio Camillo.

I vini di Antonio Camillo

Attualmente si arriva ad una gestione diretta di 17 ettari di vigneti sparsi per i comuni di Manciano e Pitigliano, oltre all’acquisto di uve su altri 5 ettari di vigne; la produzione si aggira intorno alle 100.000 bottiglie l’anno distribuite su 7 etichette, di cui parleremo in un altro redazionale, con una fetta del 45% del prodotto rivolto al mercato estero.Ma fermare la passione di Antonio Camillo per i vini del territorio non è semplice.

E così, nel 2015, nasce un nuovo progetto che riguarda la riscoperta e la valorizzazione di vecchi vitigni autoctoni, nello specifico i cosiddetti ‘tinto di Spagna’ e ‘granè’: il primo non è altro che il grenache mentre il granè è il carignano, due vitigni classici del bacino del Mediterraneo approdati in Maremma da oltre un secolo.

Antonio Camillo vendemmia 2019 foro di gruppoDopo avere individuato antiche piccole vigne ed eseguito microvinificazioni di annate diverse, in collaborazione dell’ampelografo Enrico Bachechi sono state selezionate 2.500 marze di tinto di Spagna e altrettante marze di granè che a giugno 2020 sono state sovrainnestate su 5.000 piante di alicante Bouschet e chardonnay a Montarlese, in maniera da avere la produzione per la vendemmia 2021.

Quando incontri Antonio Camillo è facile essere coinvolti dalla sua passione per il territorio che lo ha visto crescere, il rispetto per i metodi tradizionali con cui allevare le viti e il riguardo per l’ambiente, sia in vigna che in cantina.

Ma l’aspetto più intrigante del suo profilo di uomo del vino è la curiosità, la continua ricerca di quelle peculiarità che contraddistinguono un territorio, l’andare come un segugio a caccia di prede enoiche che, nella loro unicità, esprimono l’essenza di un territorio.

Antonio Camillo: un’instancabile ‘vineyards-hunter’ di Maremma!

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