Sassotondo: la ricerca del terroir

Per Carla e Edoardo il vino ha da sempre costituito il ‘file rouge’ del loro legame: raccontano infatti di essersi conosciuti di fronte a un bicchiere di Teroldego.

Carla Benini dopo una laurea in Agronomia consegue un master, il primo in Italia, in Economia del Sistema Agro-alimentare che la porta a viaggiare anche all’estero per seguire progetti di sviluppo nel settore; la corporatura minuta e l’apparenza schiva possono trarre in inganno: conoscerla significa scoprire l’eccezionale energia che mette nelle cose che fa e una grande generosità nel trasmetterle.

Edoardo Ventimiglia viene da una famiglia inserita nel mondo del cinema da almeno tre generazioni ed ha lavorato come documentarista; nonostante i parecchi lustri passati in Maremma, ha mantenuto la sua ‘romanità’ non solo nell’esprimersi ma anche nel socializzare e questo fa di lui una persona piacevolmente vivace e competente.

Ad un certo punto della loro vita si trovano a scegliere tra continuare una vita cittadina ormai svuotata da stimoli o iniziare una vera e propria avventura in un territorio a loro praticamente sconosciuto.

La scelta fu fatta e non fu priva di difficoltà: acquistano nel 1990 una tenuta di oltre sessanta ettari nel cuore della Terra dei Tufi vicino Sovana, con pochi terreni lavorati e uno solo piantato a vigna, un casale quasi abbandonato, in una zona neanche servita dall’utenza elettrica.

Fin dall’inizio Carla considera la tenuta come una vera e propria azienda agricola dove lavorare e non una casa di vacanza; la produzione di vino non era in programma fino a quando, nel 1992, viene acquistata la Vigna San Lorenzo, un appezzamento di terra di circa sette ettari di cui oltre tre e mezzo vitati, posto a circa sette chilometri di distanza dal corpo aziendale, nel comune di Pitigliano.

La passione per il vino, il Ciliegiolo in particolare, inizia in quel periodo trasformandosi in un vero e proprio progetto quando Carla e Edoardo conoscono l’agronomo Remigio Bordini e l’enologo Attilio Pagli: con loro decidono di impiantare nuove vigne nel corpo aziendale, riservando al ciliegiolo buona parte dello spazio, utilizzando una selezione massale di vecchie viti provenienti da San Lorenzo. 

Sassotondo nasce con una impronta ben precisa fin dall’inizio: l’Azienda consegue la certificazione biologica dal 1994, dal 2007 viene praticata biodinamica in vigna.

Il 1997 è stato il primo anno di vinificazione in proprio e, nell’occasione, viene riadattata la cantina scavata completamente nel tufo; con la prima vendemmia escono le prime etichette di Isolina (Bianco di Pitigliano DOC) e di Ciliegiolo, mentre per le riserve San Lorenzo (Ciliegiolo) e Franze (Sangiovese) occorre attendere gli anni canonici di invecchiamento.

La ragione per cui Carla e Edoardo vengono rapiti dal ciliegiolo è da ricercare nel territorio in cui ci troviamo, quello dei Tufi che è terreno di origine vulcanica: ci troviamo, infatti, nella zona prospicente il lago di Bolsena, che non è altro che un vulcano spento e il suolo tufaceo della parte sudorientale della Maremma è l’effetto delle eruzioni di questo vulcano in epoche remote.

Una zona molto studiata dai vulcanologi di tutto il mondo per le sue peculiarità, proprio perché qui è facile trovare caratteristiche di tufo diverse tra loro a poca distanza: tutto ciò ha un effetto particolare sull’allevamento delle viti, specialmente sul ciliegiolo che qua trova un terreno di crescita molto favorevole.

La ricerca tra adattabilità di vitigni e tipologia di terreno è sempre stata un punto di eccellenza di Sassotondo: per questo motivo nel 2017 inizia una collaborazione con Pedro Parra, uno dei massimi esperti al mondo di terroir viticoli, con lo scopo di valutare le differenziazioni dei vari terroir del Sassotondo nelle diverse espressioni del ciliegiolo.

Così per due anni sono state fatte 44 buche nei vari vigneti per capire il comportamento delle radici in quella specifica porzione di suolo, arrivando a definire delle microzone omogenee in cui condurre vinificazioni specifiche: questa ricerca ha dato dei risultati sorprendenti.

I primi saggi sono stati fatti alla Vigna Senza Fine dove cresce il ciliegiolo per il Poggio Pinzo, che viene vinificato in terracotta: sono stati individuati due poligoni che sono sati vendemmiati lo stesso giorno, vinificati alla stessa maniera in terracotta, ma hanno prodotto due vini diversi: uno era più voluttuoso, morbido e seducente e l’altro più delicato, fine ed elegante e lì si è capito perché Pedro Parra aveva denominato i due appezzamenti Monica Bellucci e Audrey Hepburn!

La seconda esperienza è dell’inizio del 2020 nella Vigna Giardino, attigua alla Vigna San Lorenzo: in un ettaro di terreno sono stati individuati ben sette appezzamenti con caratteristiche diverse, che hanno indotto ad un nuovo reimpianto di vigna con portainnesti differenti e che, quando sarà il momento, porterà a produzioni di vini da ciliegiolo con caratteristiche peculiari, ottenuti da vinificazioni separate, con lo scopo di ottimizzare i blend.

Nell’esperienza a Sassotondo Pablo Parra si è appassionato del luogo perché ha trovato una diversificazione enorme dei terreni, tanto da denominare il territorio ‘caos vulcanico’; il lavoro svolto vuole creare una mappa circostanziata del territorio vitivinicolo, in un certo senso come avviene in Francia con la definizione territoriale dei lieux-dits e dei climats e il lavoro portato avanti da Sassotondo rappresenta sicuramente un approccio d’avanguardia in tutta la Maremma.

Se chiedi a Carla e Edoardo qual è il loro vino al quale sono più affezionati, ti rispondono ciliegiolo, intendendo con questo termine il vitigno e non il vino che loro producono con questo nome: in effetti la loro produzione (che sarà oggetto di un altro dettagliato redazionale) declina questo vitigno nelle diverse vinificazioni, andando dall’acciaio alla riserva che matura per un minimo di 18 mesi in legno, dal cru vinificato in anfora alla microparcella maturata per 12 mesi in legno grande.

In conclusione, possiamo riassumere che il progetto di Sassotondo si sintetizza con i termini ricerca e territorio, confermando che questa visione di fare vino si è mantenuta dall’inizio ad oggi; ma Carla e Edoardo tendono anche a sottolineare l’importanza di fare un vino di qualità, nel senso che il vino deve innanzitutto piacere, che deve dare soddisfazione, che non sia banale, che sia elegante, che abbia la possibilità di fare socializzare le persone, che sia motivo di convivialità.

La stessa convivialità che caratterizza la visita nella loro azienda!

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