
Haro, Rioja Alta, nel Barrio de la Estación, quel fazzoletto di terra tra binari e bodegas che ha fatto la storia del vino spagnolo, esiste un luogo in cui l’idea di “progresso” sembra bussare alla porta e poi fare un passo indietro.
Bodegas R. López de Heredia – Viña Tondonia è da considerarsi una delle cantine più antiche della Rioja: costruita nella seconda metà dell’Ottocento, è ancora oggi è un riferimento assoluto per chi cerca il profilo più classico del Rioja.
Ci sono cantine che raccontano una storia e ci sono cantine che sono la storia: qui la narrazione è viva, fatta di sotterranei scavati nella roccia, botti enormi, polvere nobile e silenzi umidi che esprimono una vita antica.
Ed è per questo che, da decenni, molti appassionati usano una definizione suggestiva ma efficace, “Cattedrale del Vino”: non un vezzo, ma un’impressione concreta, quasi contemplativa, che nasce dal modo in cui gli spazi ti inghiottono e ti riportano in superficie, con la sensazione di aver camminato dentro il tempo.
La storia ufficiale della bodega ruota attorno a un nome: Don Rafael López de Heredia y Landeta.
Siamo nel 1877, in un passaggio d’epoca critico per l’Europa del vino: la fillossera aveva messo in ginocchio vaste zone di produzione francesi e la Rioja divenne terra d’interesse per négociants e professionisti legati a Bordeaux, alla ricerca di vino e opportunità.
In quel contesto, Don Rafael avvia il progetto che porterà alla nascita di una delle realtà più identitarie di Haro.
Oggi la cantina appartiene ancora alla famiglia arrivata alla quarta generazione e, l’impressione visitandola, è che qui la tradizione non sia un’operazione d’immagine, ma un sistema di coerenza produttiva, con scelte precise e meditate.
Il cuore agricolo del progetto si chiama Viña Tondonia.
Il vigneto viene impiantato tra il 1913 e il 1914 e diventa la matrice stilistica più riconoscibile della casa: un’ampia ansa dell’Ebro, vicina a Haro, che disegna un vero e proprio “anfiteatro” naturale di circa 100 ettari, sui 170 ettari che l’azienda nel complesso conta di proprietà.
Accanto a Tondonia, la mappa storica comprende altri nomi-simbolo: Viña Cubillo, Viña Bosconia, Viña Zaconia: non brand costruiti su etichette, ma una geografia di vigne, capitoli diversi dello stesso saggio.
Per scelta aziendale, la bodega è aperta esclusivamente ai professionisti su appuntamento, restando chiusa nel periodo della vendemmia.
Nella visita alla cantina, nel mio caso guidata con precisione e misura da Pablo, si comprende immediatamente il perché della definizione di ‘Cattedrale’: non per mera monumentalità scenografica, ma per vastità e stratificazione.
Si inizia dalla zona di vinificazione “storica” a piano strada denominata ‘Bodega Blondeau‘, dove la dimensione del legno è dominante: la fermentazione avviene tradizionalmente in grandi tini, un’impostazione coerente con l’idea di non inseguire aromi “di moda”, ma coerenza e continuità.
Poi si scende e lì cambia tutto: la cantina diventa un labirinto di gallerie e ambienti che sembrano moltiplicarsi; è un viaggio verticale, non solo fisico, dove ogni rampa è un passaggio d’epoca, ogni angolo sposta la percezione del tempo.
Siamo nella ‘Bodega Nueva‘ costruita nei primi del ‘900 e in queste gallerie lunghe anche 200 metri trovano posto le 72 botti di enorme capacità da 60 a 640 ettolitri, oltre a un imponente parco di barrique, circa 13.000.
L’Azienda gestisce i legni con una prassi rarissima, la tonnellerie interna: infatti, López de Heredia è nota per realizzare e mantenere il proprio patrimonio di botti destinate all’invecchiamento, tutt’oggi operativa.
Non un semplice dettaglio ma una precisa impostazione culturale: il legno non deve essere un “effetto speciale”, ma strumento di micro-ossigenazione e di costruzione lenta del complesso profilo aromatico, attraverso l’uso esperto del rovere.
Tra gli spazi più magnetici c’è la Libreria, il luogo dove bottiglie di annate lontanissime riposano in condizioni che sembrano sospese, protette da muffe nobili e ragnatele: non è folklore, ma la fotografia materiale di un principio produttivo, per cui il vino non è “pronto quando lo decide il mercato”, ma quando lo decide la cantina.
Una filosofia produttiva scritta nei protocolli di invecchiamento: affinamento in legno lunghissimo, a cui segue un lungo ulteriore riposo in bottiglia, spesso senza forzature tecniche.
La degustazione è stata la chiusura perfetta: non un semplice “assaggio finale”, ma la conferma sensoriale di ciò che avevamo visto sottoterra; due crù di riferimento dell’azienda.
Viña Bosconia Reserva 2014
Tempranillo 80%, garnacha 15%, piccole percentuali di mazuelo e graciano, provenienti dalla Vigna Bosconia (El Bosque), un appezzamento storico di 15 ettari con suoli a matrice argilloso-calcarea e viti di età media.
La vinificazione avviene in maniera tradizionale con un invecchiamento in legno nell’ordine dei cinque anni, coerenti con il profilo “reserva” dell’etichetta.
Nel calice frutto rosso maturo in primo piano, poi erbe aromatiche, cuoio, spezie dolci e sottobosco in perfetto equilibrio tra loro; in bocca, buon corpo sostenuto dalla quota alcolica dal tannino maturo in equilibrio con la nota acida, per evolvere in finale sapido e persistente. Un rosso che non alza la voce, ma compone.
Viña Tondonia Reserva 2012
Tempranillo 75%, garnacha 15%, mazuelo e graciano a completare il rimanente 10%, da uve provenienti dall’omonima vigna.
Per questa etichetta il passaggio in botte è lunghissimo: circa 6 anni in legno, con travasi periodici e chiarifica tradizionale, poi ulteriore riposo in bottiglia.
L’annata 2012 è stata molto secca: piogge sensibilmente inferiori alla media, condizioni che hanno ridotto le rese e favorito uve sane, adatte a un élevage lungo.
Nel calice, un naso complesso che intreccia frutto e note evolutive di spezie, tostatura fine, accenni terziari; in bocca è lungo, equilibrato, con tannini presenti ma ben integrati. È un vino che non ricerca facilità di beva, ma estrema misura e la trova.
La visita termina dove aveva avuto inizio, una struttura moderna nel bel mezzo di una delle cantine più tradizionali di Haro, un intervento architettonico contemporaneo che non banalizza la storia, ma la incornicia: per il 125° anniversario, la famiglia commissiona a Zaha Hadid Architects un padiglione destinato a proteggere e valorizzare lo storico stand in legno in stile Liberty, utilizzato nelle esposizioni di inizio Novecento.
La convinzione che rimane al termine della visita è che López de Heredia non è un’icona perché ha un suo vissuto, ma perché ha trasformato la coerenza in una scelta produttiva e culturale.
In un mondo in cui il vino spesso viene raccontato con parole veloci, questa cantina ti obbliga a cambiare marcia: qui il tempo non è un secondario elemento aggiunto, è un ingrediente indispensabile; per il visitatore, approfondire ogni dettaglio smette di essere semplice curiosità e diventa la conoscenza di una singolo momento per comprendere un complesso sistema produttivo.
